Annusa!

Annusa!

di tom tom2075@hotmail.it

 

Erano appena passate le otto di sera quando Dafne tornò a casa. Era stata una giornata molto pesante ed il caldo estivo di certo non aiutava.

Dafne entrò in salotto e si sedette sul divano. Anna la seguì a prudente distanza portando i pacchi e la borsa della Dea. Non appena le due ragazze ebbero varcata la soglia dell’ingresso Anna, da eretta che era, si chinò a quattro zampe procedendo nella umile posizione canina nella quale la padrona le consentiva di camminare.

“Oggi non mi sei piaciuta per niente, sai?” disse Dafne.

Anna non rispose e guardò fissi i piedi di Dafne. Sapeva di meritare quel rimprovero. Nel pomeriggio Anna aveva conosciute alcune amiche di Dafne, ma al momento delle presentazioni, invece di salutarle degnamente come sarebbe stato suo dovere, si era limitata ad una banale stretta di mano. Dafne, ovviamente, aveva subito redarguito la ragazza come meritava, ordinandole di inginocchiarsi di fronte alle sue amiche e di baciare i loro piedi. Ma trovandosi in un luogo pubblico, Dafne non si era potuta sbilanciare più di tanto.

Ora, però, si trovavano in intimità. Da sole.

“Trattandosi delle mie amiche, dovresti mostrare un po’ più di cortesia, non credi?”

“Sì, Dafne” rispose Anna “La prossima volta non succederà”

“Lo credo bene. Tuttavia anche solo per questa volta non posso fartela passare liscia. Capisci, no? Ogni mancanza deve essere corretta come merita”

“Sì, certo”

“Allora vediamo…trattandosi della prima volta la punizione sarà qualcosa di umiliante ma non doloroso…beh, non doloroso sempre che tu abbia uno stomaco forte…”

Anna annuì e si chinò ai piedi del divano, proprio di fronte alla Dea.

Dafne si distese con la schiena sullo schienale del divano ed accavallò le gambe portando la punta della scarpa da ginnastica sotto al naso di Anna. Quest’ultima, rispondendo alla propria natura di sottomessa, si avvicinò fino a baciare la calzatura di Dafne.

“Sì, brava. Ma non credere che sia finita qui. Sarebbe troppo poco cavarsela con un bacio sulle scarpe” disse Dafne “Ora toglimele, e vedi di essere molto delicata”

Anna sciolse i nodi delle scarpe con la bocca e fece scivolare sul pavimento le calzature della padrona aiutandosi con una mano. I piedi di Dafne erano molto sudati a causa del gran caldo e della lunga camminata. Anche le calze che indossava erano sudate. L’odore che investì le narici di Anna perciò fu assai forte.

“Lo sai? E’ una vera fortuna che tu abbia imparato ad apprezzare la puzza dei piedi. Dei miei piedi, perlomeno. In caso contrario dovrei togliermeli da sola, i calzini”

No, Dafne. Io adoro l’odore dei tuoi piedi. Tolgo subito le calze sudate e …”

“Ferma. Questo lo farai più tardi” disse Dafne “Per il momento prendi le mie scarpe ed infilaci dentro il naso”

Anna raccolse la scarpa destra e la portò alla faccia. Sotto lo sguardo della padrona appoggiò il naso al collo della calzatura ed inspirò. L’odore era molto forte e la soletta era un po’ umida. Per un momento l’istinto di autoconservazione costrinse Anna ad allontanarsi.

“Ah, è così?” esclamò Dafne “Ora vedrai”

Strappò la scarpa dalle mani di Anna e la pose sul pavimento, poi mise una mano sulla testa della sottomessa e la spinse fin quasi a farle toccare il pavimento con la fronte. La faccia di Anna era di nuovo ben infilata in una delle scarpe di Dafne. La padrona tolse la mano e appoggiò un piede sulla nuca della serva.

“Respira forte…su” incitò.

Anna provò un lieve senso di stordimento ed un po’ di nausea. Ciò nonostante l’eccitazione per quello che la padrona le stava facendo subire le impedì di ribellarsi.

“Ti piace?”

Nessuna risposta.

Dafne schiaffeggiò la testa di Anna col piede e premette più energicamente, schiacciando la faccia dell’ospite sulla sua scarpa.

“Ti ho fatto una domanda” disse.

“Sì, Dafne”

“Bene, sono contenta che tu non menta quando dici di amare l’odore dei miei piedi” disse Dafne “Non voglio certo privarti del piacere di gustartelo tutto”

Premette più forte, sollevò l’altra gamba e appoggiò anche il secondo piede sulla testa di Anna.

“Adesso si cambia scarpa”

Tolse i piedi dal capo di Anna e con un calcio allontanò la calzatura che la sua servizievole amica aveva sniffato fino a quel momento. Poi fece scorrere l’altra scarpa sotto al volto di Anna. Questa volta non vi fu neppure bisogno di costringerla per mezzo dei piedi. La sottomessa si gettò sulla scarpa e vi infilò dentro il naso e la bocca. Dafne restò in silenzio ad ascoltare i cicli di inspirazione ed espirazione della servetta, che erano lenti e profondi come quelli di un praticante di yoga.

“Sei proprio brava, Anna”

“Grazie”

Visto che non c’era più bisogno di obbligarla, Dafne usò Anna come poggiapiedi distendendo le sue gambe sulla schiena della giovane, sempre prostrata sul pavimento.

Accese la televisione e guardò senza troppo interesse i programmi delle varie reti. Dopo un po’ di zapping, spense e disse “Va bene, meglio che vada a farmi una doccia. Come vedi sono stata fin troppo clemente, con te. La mia, più che una punizione, è stato un premio”

Anna, ancora col viso infilato nella scarpa di Dafne, non poté rispondere.

La padrona sollevò le gambe dalla sua schiava e le diede un calcetto in testa.

“Dico bene?”

“Sì, Dafne”

“OK, ti farò un altro regalo. Accidenti, sono troppo buona. Alza la testa e smetti di fare le inalazioni nelle mie scarpe sudate!”

Anna alzò la testa.

“Ora il tuo secondo premio della giornata, anche se non te lo meriti. Toglimi i calzini…con la bocca naturalmente”

La ragazza faticò un po’ ad eseguire l’ordine di Dafne, ma alla fine vi riuscì. A causa del sudore il tessuto delle calze era aderito alla pelle della Dea.

“Ecco, perfetto” disse Dafne finalmente a piedi nudi “Mentre io faccio la doccia tu pulirai le mie scarpe come si deve. Tanto lo so che ti piacciono. E questo per rendere il lavoro più piacevole…apri la bocca”

Anna ubbidì senza pensare. Dafne raccolse i calzini che la ragazza aveva lasciato sul pavimento e glieli infilò allegramente in bocca.

“Così se hai il mal di gola te lo faccio passare…ah ah…”

Si alzò dal divano e si recò in bagno a fare la doccia.

“Ciao, Annuccia. A più tardi!”