Serata al telefono
d Tom tom2075@hotmail.it
Dafne sollevò la cornetta e compose il numero di cellulare di Luana. Era seduta sul divano in salotto e Anna era accucciata a quattro zampe di fronte a lei.
“Anna, prima che cominci a parlare, sfilami le scarpe” disse.
Calzava delle scarpe da ginnastica azzurre e indossava calzini di cotone neri. La serva prese le scarpe e slegò i lacci. Le sfilò con dolcezza così come aveva imparato a fare nei giorni precedenti.
Dafne distese le sue gambe fino a raggiungere il viso della sottomessa con la punta dei piedi. Carezzò il naso e le guance di Anna con la pianta del piede destro facendole sentire l’odore delle sue estremità.
“Sono sudate?” chiese.
“No, Dafne”
“No? Dì la verità. Ci ho camminato tutto il giorno”
“Beh, solo un poco…”
“Cattivo odore?”
“Affatto”
La Dea rise divertita.
“Annusa, bacia e lecca”
In quel momento Luana, all’altro capo del telefono, rispose.
“Sì? Pronto?”
“Luana? Sono io, Dafne”
“Oh, che sorpresa!Lo sai? Stavo proprio pensando a te e a Mel, in questo momento” disse l’amica lontana.
“Immagino sia per la festa che volevamo organizzare per Capodanno”
“Sì, proprio per quello. Volevo accertarmi che venisse anche la tua sguatt…cioè…”
“No, no…chiamala pure così”
“OK! Volevo sapere se c’era anche lei!”
“Ma è naturale. Non sarebbe una festa, senza Anna”
Nel frattempo, la schiava, inginocchiata davanti alla padrona e con i piedi di quest’ultima appoggiati sulle sua mani, stava leccando con ardimento i calzini sudati di Dafne. L’odore lo conosceva bene. La Dea aveva trascorsi diversi giorni insegnandole ad apprezzare la fragranza delle sue calze sudate, premurandosi di far in modo che la serva non sbagliasse mai a riconoscere le sue e quelle di Mel. Per fare questo, ogni volta che tornava a casa, chiamava Anna e le ordinava di annusarle le scarpe appena smesse ed i calzini. Se non era convinta dei risultati, si faceva togliere i calzini e li metteva in bocca alla ragazza, facendoglieli succhiare una mezza giornata.
Il fiuto di Anna per i piedi di Dafne si era affinato neanche fosse stato quello di un segugio. La serva avrebbe riconosciuto i calzini delle sue Dee fra mille altri.
“Quante saremo, alla festa?” chiese Luana.
“Credo che saremo in quattro” disse Dafne.
“Io, te, Mel e chi altre?”
“Dovrebbe venire anche un’amica di Mel che non ti ho ancora presentata. Si chiama Nina”
“Nina?”
“Sì, viene dalla Germania”
“Ho capito”
“Per lei sarà una sorpresa. Non ha mai incontrata la nostra Annuccia” disse Dafne, strofinando le piante dei piedi sulla faccia di Anna some se quella fosse la cosa più normale di questo mondo.
“E Anna lo sa?” chiese Luana.
“Se non lo sapeva prima…” rispose Dafne “…adesso lo sa senz’altro”
“E’ lì?”
“Sì”
“Che cosa fa?”
“Non lo immagini? E’ qui, inginocchiata davanti a me e mi sta leccando i piedi. Tiene le mani sul pavimento per non farmi raffreddare le piante e intanto lecca che è una meraviglia. Anzi…Annuccia, toglimi i calzini e continua a leccare i piedi nudi. Voglio sentire la tua lingua direttamente sulla pelle”
“Sì, Dafne” disse Anna, svolgendo il suo fortunato compito.
“Ah, cara Dafne, quanto vorrei essere lì con te!”
La Dea sorrise.
“Ti invidio proprio, lo sai? Magari ce l’avessi anch’io, una Anna a mia disposizione!”
“Vedrai! Il Capodanno verrà presto!” disse Dafne.
“Non ne vedo l’ora”
“Potresti prenderti qualche giorno e stabilirti da me fino alla fine delle feste”
“Perché no?”
“Ci saranno anche le altre” spiegò Dafne, mentre Anna iniziava a leccarle i piedi “Vedrai che ci divertiremo un mondo…”
“E Anna sarà sempre a nostra disposizione?”
“Ovvio”
“E farà tutto quel che vorremo?”
“Naturalmente. Come quella volta che non trovando una panchina al parco l’ho fatta mettere a quattro zampe e l’ho usata come uno sgabello. Sapessi quant’è comoda…robusta ma molleggiata. E’ meglio di una sedia tradizionale”
“Va’ avanti”
“Oppure quando la uso per fare le pulizie di casa ed i lavori in giardino. L’altro giorno dovevo proprio spostare una montagnola di ghiaia da dietro casa. Sai, era là da qualche anno…da quando ce l’hanno lasciata i muratori. Allora le ho fatto prendere la carriola e le ho dato un badile. Avresti dovuto vedere con quanta solerzia ha sbrigato il lavoro. Sembrava un manovale di professione. Ad un certo punto le ho anche dato una mano…alla mia maniera, chiaramente. Lei riempiva una carriola di ghiaia e io mi ci sedevo sopra, dopodiché le indicavo dove portarla guidandola solo con le gambe”
“Con le gambe? E come? A calci?”
“No, nient’affatto. Le avevo appoggiato un piede su una spalla e uno sull’altra. Se volevo che andasse a destra premevo sulla spalla destra e viceversa”
“E lei? Oltre al peso della ghiaia e della carriola aveva da sopportare anche il tuo”
“E che vuoi che sia, per la mia schiavetta?” chiese Dafne, premendo un piede sopra la testa della ragazza e infilando l’altro nella sua bocca “Sopporta tutto, se glielo chiede la sua padroncina, vero Annuccia?”
La ragazza annuì prima ancora che la Dea le avesse sfilato il piede di bocca.
“Come sei cara, Annuccia!” esclamò Dafne, allontanando la cornetta dalla faccia “Però non smettere. Continua a leccare finché non avrò terminato di parlare con Luana”
Premette l’altro piede fino a portare il viso di Anna sul pavimento e ritornò alla telefonata.
“E non ti ho ancora detto di quella volta che al parco l’ho cavalcata per un’ora e mezza come una brava cavallina. Eravamo state al mare da pochi giorni e il segno dei nostri piedini sulla sua pelle non si era ancora cancellato. Dovevi vedere l’espressione della gente quando la guardava in faccia. Così, mentre eravamo in giro…”
